Il Pecorino Sardo, nelle sue due tipologie, dolce e maturo, è uno tra i formaggi italiani più famosi anche a livello internazionale. Le prime notizie certe sulle sue origini risalgono alla fine del ‘700. A quell’epoca i formaggi venivano prodotti con latte crudo o riscaldato tramite l’immersione di pietre arroventate ed erano denominati bianchi, rossi fini e affumicati. Tra questi, il rosso fino e l’affumicato sono considerati i progenitori del Pecorino Sardo.

Come si consuma

Il Pecorino Sardo viene venduto in forme intere o a spicchi di varie dimensioni. Può essere consumato come secondo piatto, tagliato a scaglie e abbinato a uva, pere o verdura fresca.
Oppure, si può utilizzare per insaporire involtini di carne, torte rustiche e piatti tipici della cucina sarda. I vini da abbinare al Pecorino Sardo Dolce sono il Vermentino di Gallura, il Vermentino di Sardegna, il Monica di Sardegna. Il Pecorino Sardo maturo si accompagna bene al Cannonau di Sardegna, al Velletri rosso, al Brunello di Montalcino e al Carignano del Sulcis rosso.

Come si conserva

Il Pecorino Sardo, del tipo sia “dolce” che “maturo”, ha una capacità di conservazione piuttosto lunga. I tempi e le modalità di mantenimento sono comunque sempre indicati nell’etichetta del produttore e vanno scrupolosamente osservati, specie durante il periodo estivo.

Come si produce

La pasta, ottenuta da latte intero di pecora con aggiunta di caglio di vitello, viene sottoposta a rottura fino al raggiungimento di granuli di cagliata delle dimensioni di una nocciola per la tipologia “dolce”, e di un chicco di riso per la tipologia “maturo”.
Quindi, viene avviata alla fase di semicottura, cui seguono la pressatura, la salatura e la stagionatura. Per il tipo dolce è previsto un periodo di maturazione compreso tra i 20 e i 60 giorni, per quello maturo la stagionatura, di solito, non è inferiore ai 120 giorni.